Un feto comincia a muoversi intorno alla settima settimana. Una donna alla prima gravidanza se ne accorge fra la diciottesima e la ventesima. Con le gravidanze successive, le madri riconoscono la sensazione qualche settimana in anticipo.
In mezzo ci sono circa tre mesi in cui il bambino si muove continuamente e nessuno lo sente. Non è un dettaglio curioso: è la ragione per cui la domanda su quando il bambino inizia a muoversi ha due risposte diverse, e per cui l’attesa di quel primo guizzo genera tanta ansia in chi lo aspetta a una data precisa.
Questo articolo segue la cronologia dei movimenti fetali dalla settima settimana al parto. La parte che conta davvero, però, non è l’inizio: è la fine. Secondo la linea guida britannica di riferimento i movimenti aumentano fino alla trentaduesima settimana e da lì la loro frequenza si stabilizza fino al travaglio, mentre cambia il tipo di movimento. La convinzione opposta, quella per cui verso la fine il bambino si muove meno perché non ha più spazio, è la più diffusa e la più pericolosa, perché fornisce una spiegazione rassicurante all’unico segnale che va riferito subito.
Quando comincia a muoversi, e quando lo si sente?
Dalla settima settimana si muove. Dalla diciottesima, in media, lo sentite.
La descrizione di riferimento risale a uno studio del 1982 di de Vries, Visser e Prechtl su Early Human Development, che osservò in ecografia il comportamento di undici gravidanze settimana per settimana, con sedute di un’ora dalla settima alla quindicesima settimana, e identificò sedici schemi di movimento distinti. Intorno alla settima e ottava settimana compaiono i primi movimenti globali, in cui il tronco si flette e si estende lentamente tutto insieme. Poi si separano i movimenti di braccia e gambe, e arrivano il singhiozzo, i movimenti respiratori, la suzione, la deglutizione e il contatto mano-viso.
La percezione materna è un’altra storia, e arriva molto più tardi. La linea guida Reduced Fetal Movements del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists indica che alcune donne che hanno già avuto una gravidanza possono percepire i movimenti già dalla sedicesima settimana, mentre alcune donne alla prima gravidanza li percepiscono molto più tardi della ventesima.
Quell’intervallo largo non è imprecisione della medicina. È variabilità reale, e va presa come tale: non esiste una settimana in cui i movimenti devono arrivare. Una donna che alla ventesima settimana non ha ancora sentito niente non ha un problema.
Nei colloqui prima della nascita mi viene chiesto spesso a che settimana si dovrebbero sentire i primi movimenti, e non trovo utile rispondere con una data. L’attesa di una scadenza precisa produce ansia e non aggiunge nessuna informazione.
Le prime sensazioni, peraltro, non somigliano affatto a un calcio. Le descrizioni che ricorrono sono bollicine, un pesce che gira, una farfalla, un muscolo che si contrae da solo. Molte donne alla prima gravidanza le registrano solo a posteriori, dopo averle sentite per giorni pensando che fosse l’intestino.
I primi movimenti non sono reazioni: sono il sistema nervoso che si costruisce
È il punto che vale più di tutta la cronologia, e quello che rende il tema pertinente anche dopo la nascita.
Questi movimenti non sono risposte a stimoli esterni. Sono spontanei, generati dal sistema nervoso in formazione, e servono a costruirlo. Il feto non si muove perché qualcosa lo tocca: si muove perché muoversi è il modo in cui un sistema nervoso impara a comandare un corpo. La linea guida RCOG lo dice in una riga, osservando che i cambiamenti nel numero e nella natura dei movimenti mentre il feto matura sono considerati il riflesso del suo normale sviluppo neurologico.
Da qui una conseguenza pratica: il modo in cui un feto si muove è un indicatore del suo stato, e per questo un cambiamento merita attenzione. La data in cui la madre lo percepisce, invece, non lo è.
Chi vuole seguire la cronologia completa dello sviluppo la trova nell’articolo dedicato alle tappe della crescita fetale, e la parte sul sistema nervoso nell’approfondimento sullo sviluppo del cervello fetale.
Che cosa sposta la data non riguarda il bambino
Tutti i fattori che anticipano o ritardano la percezione riguardano chi sente, non chi si muove.
La posizione della placenta. Una placenta anteriore, cioè sulla parete davanti dell’utero, si interpone fra il feto e la parete addominale e attutisce. La linea guida RCOG precisa però una cosa che di solito si perde: l’effetto riguarda il periodo prima della ventottesima settimana, non tutta la gravidanza. Che cosa fa la placenta è il tema dell’articolo su placenta e cordone ombelicale.
L’esperienza precedente. Chi ha già avuto una gravidanza riconosce la sensazione perché sa che cosa cercare. È riconoscimento, non maggiore sensibilità.
La posizione del corpo e l’attenzione. Le donne percepiscono più movimenti stando sdraiate, meno sedute, e meno ancora in piedi. La linea guida aggiunge un’osservazione utile: chi è occupato e non sta pensando al bambino riferisce spesso una riduzione che non c’è, e in una stanza tranquilla, prestando attenzione, riconosce movimenti che prima non aveva notato.
L’ora del giorno. Dalla ventesima settimana i movimenti hanno un andamento diurno, con il picco di attività nel pomeriggio e la sera. Molte donne pensano che il bambino sia più attivo di notte: in parte è vero, in parte è che di sera finalmente stanno ferme.
Alcuni farmaci. I sedativi che attraversano la placenta, come l’alcol, le benzodiazepine e il metadone, riducono i movimenti fetali.
La conseguenza pratica è la più importante di questa sezione: il momento in cui cominciate a sentirlo non dice niente sulla sua salute. Non è un indice di vitalità, di temperamento o di sviluppo.
Quello che consiglio è di annotare quando la sensazione è arrivata e com’era, non per confrontarla con una tabella, ma perché è il primo elemento dello schema di quel bambino.
Fino alla trentaduesima settimana aumentano, poi si stabilizzano
Ed è qui che la credenza più diffusa fa danni.
I numeri della linea guida RCOG sono precisi. Il numero di movimenti spontanei tende ad aumentare fino alla trentaduesima settimana. Da quel momento la frequenza si stabilizza fino all’inizio del travaglio, mentre il tipo di movimento può cambiare con l’avanzare del terzo trimestre. A termine, la media è di 31 movimenti generalizzati per ora, con un intervallo fra sedici e quarantacinque.
Lo spazio si riduce davvero, e infatti i movimenti cambiano carattere: meno calci secchi, più torsioni e pressioni prolungate. Ma la frequenza non cala.
La differenza fra le due cose non è accademica. Una donna che alla trentanovesima settimana sente il bambino nettamente meno del solito, e che ha in testa la frase sullo spazio, aspetta. Aspetta la mattina dopo, aspetta il controllo già fissato, aspetta di essere sicura di non disturbare. Una riduzione rispetto allo schema abituale non va attribuita allo spazio.
Quanto può stare fermo?
Più di quanto si pensi.
Va prima corretta una frase molto diffusa, cioè che un feto non smette mai di muoversi. Non è vero. I movimenti sono di norma assenti durante i cicli di sonno fetale, che si ripetono regolarmente di giorno e di notte e durano di solito venti-quaranta minuti; raramente superano i novanta minuti in un feto sano.
E c’è un dato che vale la pena conoscere perché evita telefonate inutili senza togliere nulla alla prudenza: a termine, sempre secondo la linea guida RCOG, l’intervallo più lungo fra due movimenti va da cinquanta a settantacinque minuti. Un’ora di quiete, a fine gravidanza, rientra in quello che si osserva nelle gravidanze normali.
Il punto non è quindi la singola pausa. È il cambiamento rispetto a quello che quel bambino fa di solito.
Contare i movimenti serve?
Contarli ogni giorno con una soglia fissa non ha dimostrato di funzionare. Farlo quando siete in dubbio è un’altra cosa, ed è raccomandato.
La distinzione vale la pena per esteso, perché la risposta rapida che circola, quella dei dieci calci, viene usata in due modi molto diversi.
Sul conteggio di routine le prove sono negative. Nel 2018 lo studio AFFIRM, pubblicato su The Lancet, ha introdotto in trentatré ospedali britannici e irlandesi un pacchetto assistenziale centrato sulla consapevolezza dei movimenti fetali, con un disegno randomizzato a cluster e una popolazione di oltre quattrocentomila donne. Gli autori concludono che il pacchetto non ha ridotto il rischio.
Una revisione Cochrane del 2015 di Mangesi e colleghi, su cinque studi e 71.458 donne, era arrivata prima a una conclusione dello stesso segno: le prove non sono sufficienti per modificare la pratica, e mancano studi che confrontino il conteggio con il non conteggio. Nel 2021 è stato registrato un nuovo protocollo Cochrane sul tema, che però non è ancora una revisione pubblicata.
La linea guida RCOG, coerentemente, non raccomanda il conteggio formale con soglie d’allarme prestabilite, e aggiunge un’avvertenza che di solito non viene riportata: istruire una donna a monitorare i movimenti può aumentarne l’ansia.
Non vedo quindi un vantaggio nel trasformare i movimenti in un compito quotidiano da eseguire. Quello che resta valido è più semplice: ogni bambino ha un suo schema, e il segnale utile è lo scostamento da quello schema.
Che cosa si fa quando sembrano diminuiti?
Telefonare subito il ginecologo, e se non siete sicure c’è un modo per verificare che la linea guida indica in modo preciso.
Le indicazioni della linea guida RCOG, dalla ventottesima settimana in avanti, sono tre e conviene tenerle nell’ordine in cui le dà.
- Se siete preoccupate per una riduzione o una cessazione dei movimenti, contattate il vostro reparto di maternità, l’ostetrica o il ginecologo.
- Non aspettate il giorno dopo per la valutazione. Non ci sono orari: se la sensazione arriva alle undici di sera, la telefonata è alle undici di sera.
- Se non siete sicure che i movimenti siano ridotti, mettetevi sul fianco sinistro e concentratevi sui movimenti per due ore. Se in due ore non ne percepite almeno dieci distinti, contattate subito l’ostetrica o il reparto.
Vale la pena distinguere questa verifica dai test casalinghi che circolano, come bere qualcosa di freddo o di zuccherato e aspettare. Quelli non sono procedure validate. Il conteggio focalizzato di due ore sul fianco sinistro, invece, è quello che la linea guida indica, ed è pensato proprio per il momento del dubbio.
Se compare un sanguinamento, un dolore addominale intenso e continuo, o l’assenza completa di movimenti percepiti, non si aspetta e si chiama il 144.
Su questo suggerisco una cosa molto pratica: decidere in anticipo quale numero chiamare e tenerlo scritto dove si trova subito. Alle undici di sera, mentre si cerca di capire se il bambino si è mosso, è il momento peggiore per cercarlo. E su una cosa non ho mai visto una famiglia pentirsi: aver telefonato per niente.
Come funzionano i controlli in gravidanza in Svizzera?
Sono definiti per legge, e uno di questi cade esattamente nella finestra in cui i movimenti cominciano a farsi sentire.
L’ordinanza sulle prestazioni dell’assicurazione obbligatoria, all’articolo 13, prevede sette esami di controllo in una gravidanza normale e due ecografie di routine, una fra la dodicesima e la quattordicesima settimana e una fra la ventesima e la ventitreesima, eseguite da medici con formazione specifica e dopo un colloquio informativo. Nelle gravidanze a rischio elevato si aggiungono gli esami che il ginecologo ritiene necessari, dalle ecografie ripetute alla cardiotocografia.
La seconda ecografia cade nella finestra in cui una donna alla prima gravidanza comincia a percepire i movimenti. È quindi l’occasione naturale per porre la domanda, se la sensazione attesa non è ancora arrivata.
Quello che comincia in gravidanza continua dopo la nascita
La storia motoria di un bambino non comincia al parto, e alla prima visita quella storia arriva già scritta per metà.
I movimenti fetali sono la prima manifestazione osservabile del sistema nervoso, e la stessa organizzazione che li produce, cioè l’alternanza di quiete e attività e i movimenti spontanei, è quella che nelle settimane dopo il parto si vede nel neonato. I cicli di venti-quaranta minuti che una madre ha imparato a riconoscere in gravidanza non spariscono alla nascita: diventano i cicli di sonno che tutti conoscono come “si sveglia ogni due ore”, e sono il tema della guida al sonno del neonato.
Alla prima visita mi capita di sentire raccontare com’era il bambino in pancia, e la mia attenzione si sposta su un dettaglio che sembra secondario: se quella madre ha avuto qualcuno con cui parlarne mentre succedeva. È anche la ragione per cui, quando una coppia mi chiede un colloquio prima della nascita, il tema dei movimenti finisce sempre nella conversazione. Non perché serva a fare una diagnosi, ma perché imparare a riconoscere il ritmo del proprio bambino è la prima cosa che si continuerà a fare per anni. Il counseling genitoriale dello studio serve anche a questo.
Il riferimento è lo schema di quel bambino
La domanda con cui si arriva a questo articolo, cioè a che settimana comincia a muoversi, ha una risposta breve: dalla settima lo fa, dalla diciottesima lo sentite, e in mezzo non succede niente di preoccupante.
La domanda che conta arriva molti mesi dopo, e riguarda l’ultimo trimestre. Lì la risposta è controintuitiva: quando lo spazio finisce, il bambino non si muove meno. Si muove diversamente. La linea guida stessa ricorda che non esiste una definizione universalmente condivisa di riduzione dei movimenti fetali, e questo è esattamente il motivo per cui il riferimento non può essere un numero valido per tutte.
Nove mesi di movimenti spontanei sono il modo in cui un sistema nervoso impara a comandare un corpo. La parte che riguarda i genitori è più piccola e più semplice: imparare com’è fatto lo schema del proprio bambino, e telefonare quando cambia.
In breve
- Il feto si muove dalla settima settimana, visibile in ecografia. La percezione materna arriva in media dalla diciottesima, e l’intervallo normale è largo.
- I movimenti aumentano fino alla trentaduesima settimana; da lì la frequenza si stabilizza fino al travaglio e cambia il tipo di movimento.
- A termine la media è di 31 movimenti generalizzati per ora, e l’intervallo più lungo fra due movimenti va da cinquanta a settantacinque minuti.
- I cicli di sonno fetale durano di solito venti-quaranta minuti e raramente superano i novanta.
- La placenta anteriore riduce la percezione prima della ventottesima settimana, non per tutta la gravidanza.
- Il conteggio di routine con soglie fisse non ha migliorato gli esiti in un grande studio randomizzato del 2018.
- Se dopo la ventottesima settimana siete in dubbio: fianco sinistro, due ore di attenzione, e se i movimenti distinti sono meno di dieci si telefona subito.
- Una riduzione rispetto allo schema abituale non si spiega mai con la mancanza di spazio.
FAQ – Quando il bambino inizia a muoversi nella pancia
In media dalla diciottesima alla prima gravidanza, con un intervallo normale largo: alcune donne che hanno già avuto una gravidanza li sentono dalla sedicesima, alcune alla prima gravidanza molto più tardi della ventesima. Il feto però si muove già dalla settima, visibile in ecografia.
Probabilmente sì, e più attutiti, ma l’effetto riguarda il periodo prima della ventottesima settimana. Non è una condizione che riguarda la salute del bambino: riguarda quanto arriva a voi.
Sì. I cicli di sonno fetale durano di solito venti-quaranta minuti, e a termine l’intervallo più lungo fra due movimenti può arrivare a settantacinque minuti. Quello che va valutato non è la singola pausa, ma un cambiamento rispetto allo schema abituale.
No. La frequenza aumenta fino alla trentaduesima settimana e poi si stabilizza fino al travaglio: quello che cambia è il tipo di movimento, che diventa più lento e più ampio. Attribuire una riduzione reale alla mancanza di spazio fa perdere tempo.
No. Il conteggio di routine con soglie fisse non ha migliorato gli esiti in un grande studio randomizzato del 2018, e la linea guida non lo raccomanda. Il conteggio serve in un caso preciso: quando siete in dubbio.
Telefonate all’ostetrica o al ginecologo, subito e a qualunque ora, senza aspettare il giorno dopo. Se non siete sicure, mettetevi sul fianco sinistro e contate per due ore: meno di dieci movimenti distinti significa telefonare immediatamente.
No, e nessuno studio lo ha dimostrato. Il rischio di quest’idea è concreto: interpretare come temperamento una riduzione dei movimenti significa non riferirla.
Sì, ed è uno dei sedici schemi di movimento descritti già nel primo trimestre. Si percepisce come una serie di scatti ritmici e regolari, diversi dai movimenti volontari, e non richiede nulla.
- de Vries JIP, Visser GHA, Prechtl HFR. The emergence of fetal behaviour. I. Qualitative aspects. Early Human Development. 1982;7(4):301-322.
- Royal College of Obstetricians and Gynaecologists. Reduced Fetal Movements. Green-top Guideline No. 57. Seconda edizione, pubblicata su BJOG nel 2026 (Whitworth et al., doi:10.1111/1471-0528.70198)
- Norman JE, Heazell AEP, Rodriguez A, et al.; AFFIRM investigators. Awareness of fetal movements and care package to reduce fetal mortality (AFFIRM): a stepped wedge, cluster-randomised trial. The Lancet. 2018;392(10158):1629-1638.

