In questo spazio trovi consigli semplici e affidabili per affrontare con serenità le sfide quotidiane della crescita. Un aiuto concreto, vicino ai genitori, per accompagnare ogni bambino nel suo cammino.
Con l’inizio dello svezzamento arrivano tante scoperte, ma anche domande molto frequenti. Una delle più sentite riguarda il rischio soffocamento: quali cibi evitare, come proporli in sicurezza e quando preoccuparsi davvero.
Con alcune attenzioni pratiche, il rischio soffocamento può essere ridotto in modo importante. Conoscere gli alimenti a rischio soffocamento, imparare come tagliare i cibi nello svezzamento e distinguere un conato da un vero episodio di ostruzione aiuta a vivere questo passaggio con più tranquillità.
Nei primi giorni con un neonato, ci sono gesti che sorprendono più di altri. Uno di questi è quel movimento improvviso in cui il bambino spalanca le braccia, si irrigidisce per un attimo e poi si richiude su di sé, quasi in un piccolo abbraccio. A molti genitori capita di chiedersi se sia normale, soprattutto quando succede nel sonno o mentre lo si appoggia nella culla.
Nella maggior parte dei casi, sì: si tratta del Riflesso di Moro, uno dei principali riflessi primitivi del neonato. È una risposta automatica, legata allo sviluppo neurologico dei primi mesi, e osservarla può aiutare a capire meglio il linguaggio corporeo del bambino.
A un certo punto succede: mentre gli adulti sono a tavola, il bambino osserva con attenzione, segue il cucchiaio con lo sguardo, allunga la mano verso il piatto. Per molti genitori è lì che nasce la domanda: è arrivato il momento dello svezzamento?
Un ambiente di gioco ben progettato può diventare, nella quotidianità, un vero “campo di prova” in cui il bambino sperimenta il corpo, le idee e le relazioni: si muove, esplora, prova strategie, si regola, costruisce e ricostruisce. Non esiste un allestimento perfetto valido per tutti, ma esistono criteri semplici e molto efficaci per creare uno spazio sicuro, flessibile e stimolante, capace di accompagnare lo sviluppo psicomotorio e, quando serve, di sostenere anche obiettivi tipici dell’Ergoterapia: autonomia, partecipazione alle attività quotidiane, capacità di scelta, organizzazione dell’azione e regolazione emotiva.
In studio mi capita spesso di vedere genitori preoccupati per un sospetto frenulo linguale corto a seguito di difficoltà con le prime poppate.
La buona notizia è che nella maggior parte dei casi non si tratta di una condizione grave. La chiave è capire quando osservare e quando intervenire, con calma e consapevolezza.
Viaggiare con un bambino è un’esperienza bellissima, ma per molti genitori porta con sé anche qualche preoccupazione in più. Quando si esce dalla routine di casa, lontano dal proprio pediatra e dalla farmacia di fiducia, è normale chiedersi: “E se succede qualcosa?”
Nella mia esperienza di pediatra, vedo spesso genitori molto organizzati per tutto: vestiti, giochi, documenti. Ma quando si parla di salute, spesso non si pianifica in modo ragionato o si prepara la valigia all’ultimo momento.
Ecco perché una farmacia da viaggio per bambini ben pensata può fare davvero la differenza. Non serve portare “mezzo armadietto dei medicinali”, ma avere con sé l’essenziale per gestire con serenità i piccoli imprevisti che possono capitare durante una vacanza.
Il Laboratorio Creativo è una forma di terapia espressiva che utilizza materiali artistici, come colori, argilla, carta, tessuti, per aiutare i bambini ad esplorare il proprio mondo interiore.
Durante la gravidanza ci sono momenti silenziosi, quasi intimi, in cui una mano si posa sul pancione e nasce una domanda semplice ma profondissima: “Mi sente quando gli parlo?”.
La prima volta che si prende in braccio il proprio bambino, spesso si sente quella tipica “fragilità” tra le mani: spalle rigide, respiro trattenuto, e il pensiero “e se gli faccio male al collo?”. In studio a Paradiso lo sento dire spesso
Quell’emozione è normale: è la vostra attenzione che si accende.
L’obiettivo dell’Ergoterapia è sostenere il bambino nello sviluppo delle abilità necessarie per partecipare in modo attivo, competente e autonomo alle occupazioni tipiche dell’infanzia: giocare, muoversi, apprendere, prendersi cura di sé e interagire con gli altri. Attraverso attività specifiche, proposte in forma di gioco, l’Ergoterapista lavora su equilibrio, coordinazione, forza, motricità fine e grossolana, organizzazione del movimento e consapevolezza del proprio corpo nello spazio.