ERGOTERAPIA E INTEGRAZIONE SENSORIALE

Età prescolare (3 - 5 anni)Età scolare (6 - 11 anni)Prima infanzia (2-3 anni)

L’integrazione sensoriale descrive il modo in cui il sistema nervoso riceve, organizza e combina le informazioni provenienti dai sensi per sostenere posture, movimento, attenzione, regolazione emotiva e partecipazione nella vita quotidiana. Quando questo processo è inefficiente, alcuni bambini possono apparire “in allerta” (stimoli troppo intensi) oppure, al contrario, ricercare costantemente movimento/pressione (stimoli “non sufficienti”).

Chi ha sviluppato la teoria

La teoria dell’integrazione sensoriale è stata concettualizzata da A. Jean Ayres, terapista occupazionale e ricercatrice, a partire dagli anni ’70; oggi viene spesso indicata come Ayres Sensory Integration (ASI).  Ayres mise in particolare l’accento sul ruolo dei sistemi tattile, vestibolare e propriocettivo come fondamenta per lo sviluppo senso-motorio e per molte abilità funzionali.  

Principi cardine dell’Ayres Sensory Integration (ASI)

Nella letteratura clinica sull’ASI, i principi “cardine” vengono descritti come elementi osservabili della terapia (fidelity). 

In sintesi:

  • Relazione terapeutica e senso di sicurezza: il bambino si coinvolge meglio quando si sente compreso e al sicuro.  
  • Partecipazione attiva e motivazione (gioco): il bambino non è “passivo”, ma co-costruisce l’esperienza.  
  • Scelta condivisa delle attività: il terapista guida, ma lascia spazio all’iniziativa del bambino.  
  • Sfida alla giusta misura: attività né troppo facili né troppo difficili, calibrate per favorire progressi.  
  • Ricerca di “risposte adattive”: l’obiettivo è far emergere risposte più efficaci (motorie, attentive, organizzative) davanti a stimoli sensoriali e richieste di prassia.  
  • Attività ricche di stimoli sensoriali, ma strutturate e graduali: soprattutto vestibolare, propriocettivo e tattile, con intensità modulata.  

Valutazione Ergoterapica: cosa si osserva e quali test si usano

La valutazione in Ergoterapia è multimodale: integra colloquio, osservazione clinica e strumenti standardizzati, per descrivere un profilo funzionale (punti di forza, difficoltà e contesti in cui emergono).  

La valutazione si sviluppa in: 

  • Colloquio con genitori (storia dello sviluppo, routine, situazioni critiche e risorse).  
  • Raccolta informazioni dalla scuola (quando indicato e con consenso).  
  • Osservazione strutturata di gioco, postura, equilibrio, coordinazione, prassie, motricità fine/grafomotricità.  
  • Somministrazione di test, scelti in base all’età e al quesito

Perché le attrezzature sono importanti

Nel modello ASI, la terapia avviene spesso in una stanza strutturata con attrezzature che permettono di offrire stimoli vestibolari, propriocettivi, tattili e visivi in modo controllabile e graduabile.  

L’attrezzatura serve a rendere possibile la sfida alla giusta misura e a favorire risposte adattive, mantenendo alta la motivazione e la partecipazione attiva.  

Alcuni esempi sono:

  • Altalene e attrezzi sospesi (es. piattaforma/amaca): permettono di modulare input vestibolari (ritmo, direzione, velocità) e lavorare su equilibrio, organizzazione posturale e pianificazione motoria.  
  • Materassi, “crash pad”, tunnel, percorsi di arrampicata: facilitano input propriocettivi (spinta, trazione, pressione) utili per stabilità, consapevolezza corporea e regolazione.  
  • Materiali tattili (texture diverse, manipolazione): aiutano a esplorare e discriminare sensazioni tattili in un contesto di gioco e sicurezza.
Stanza per terapia di integrazione sensoriale (modello ASI) con pavimentazione gommata grigia. In primo piano si vedono una fitball blu, una tavola d'equilibrio in legno e materassini. Sullo sfondo, una struttura metallica con altalene e amache sospese, un grande cilindro di schiuma e percorsi psicomotori in un ambiente luminoso

Conclusione: perché il lavoro dell’Ergoterapista è centrale nell’integrazione sensoriale

In ambito di integrazione sensoriale, l’Ergoterapista ha un ruolo chiave perché collega ciò che “si vede” nel quotidiano (fatica a concentrarsi, difficoltà motorie, evitamenti sensoriali, ricerca di stimoli, crisi nei cambi di attività) al funzionamento sensoriale e motorio sottostante, traducendo queste osservazioni in un profilo chiaro e condivisibile con famiglia e scuola.

La forza dell’Ergoterapia è proprio questa: non si ferma al sintomo, ma valuta come il bambino elabora gli stimoli e con quale impatto sulle attività realmente importanti per lui, gioco, autonomie, apprendimento e partecipazione sociale. 

Attraverso osservazione clinica, strumenti standardizzati e attività calibrate, l’Ergoterapista può individuare i “punti di leva” che favoriscono risposte più organizzate e adattive, in un contesto di sicurezza e motivazione, coerente con i principi dell’Ayres Sensory Integration.

In sintesi, l’intervento ergoterapico in questo ambito è prezioso perché offre una lettura funzionale e concreta delle difficoltà: aiuta a comprendere cosa rende faticose alcune situazioni, quali condizioni facilitano il bambino e quale percorso di lavoro può sostenere, nel tempo, una partecipazione più serena ed efficace nelle richieste della vita quotidiana.

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Articolo a cura di
Costanza Ilaria Minonzio
Ergoterapista

Titolare Ergoterapia del centro Polispecialistico Paradiso. Specializzata nell’ambito pediatrico, lavora con bambini con ritardi nello sviluppo, impacci motori, difficoltà grafomotorie, disturbi dell’attenzione, disturbi dello spettro autistico.

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